II classe dentoscheletrica

Mento
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asimmetrie facciali.
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Tra le malformazioni dentofacciali che possono riguardare il terzo medio ed inferiore del volto abbiamo la seconda classe dentoscheletrica.

seconda classe dentoscheletrica

foto occlusale di una seconda classe dentoscheletrica con morso profondo

Questa può essere definita così: 2^ classe, o distocclusione retrognatismo, in cui la cuspide del primo molare sup. occlude mesialmente (cioè più vicina ai denti incisivi) rispetto al solco mesiovestibolare del primo molare inf.

Oltre all’alterazione del rapporto dei denti bisogna valutare anche le proporzioni scheletriche. Tale malformazione è caraterizzata da una retrusione del mento ed in generale da una scarsa rappresentazione di tutta la parte inferiore del volto. Quando questa condizione si associa ad una protrusione del mascellare superiore si configura una condizione di Sindrome Prognatica.

Molto spesso i pazienti con questa problematica presentano anche una disfunzione delle articolazioni temporomandibari . con una sintomatologia che può essere anche mooto invalidante. Tra i più comuni abbiamo il mal di testa, il dolore alle articolazioni (spesso confuso con dolori all’orecchio) dolori al collo e alle spalle. A volte si possono avere anche acufeni o vertigini.

I pazienti lamentano spesso difficoltà masticatorie.

Un altro problema molto rilevante di una retrusione mandibolare è la possibilità di avere difficoltà respiratorie soprattutto di notte che possono anche configurare il quadro delle apnee ostruttive notturne (OSAS).

Lo studio di tale patologia prevede una analisi occlusale effettuata sia clinicamente che con modelli in gesso delle arcate dentarie. Inoltre si rende necessario uno studio radiografico cefalometrico per valutare la distanza dalla norma di alcuni punti di riferimento. Non ultimo, un accurato studio estetico facciale per capire in che modo la malformazione abbia alterato le proporzioni del paziente.

La tecnica chirurgica più usata è la correzione mediante osteotomie del mascellare e della mandibola e rotazione antioraria del piano occlusale. L’insieme di queste tecniche permette una maggiore definizione del terzo inferiore del volto con maggior risalto del mento e dei margini mandibolari.

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